Pubblicato da: parrocchiasangiuseppe | 11 giugno 2011

VEGLIA DI PENTECOSTE – CRESIMANDI – 11.06.11

Pubblicato da: parrocchiasangiuseppe | 2 aprile 2011

LETTERA ALLE FAMIGLIE APRILE 2011

Pubblicato da: parrocchiasangiuseppe | 7 marzo 2011

LETTERA ALLE FAMIGLIE MARZO 2011

Pubblicato da: parrocchiasangiuseppe | 3 febbraio 2011

LETTERA ALLE FAMIGLIE FEBBRAIO 2011

Pubblicato da: parrocchiasangiuseppe | 17 dicembre 2010

LETTERA ALLE FAMIGLIE DICEMBRE 2010

Pubblicato da: parrocchiasangiuseppe | 15 dicembre 2010

Lettera alle famiglie – Novembre 2010

Pubblicato da: parrocchiasangiuseppe | 1 novembre 2010

OMELIA DI PADRE NINO CULO’ MONTE DELLA MADONNA DEL 22/10/10

Ringrazio il Signore che mi concede di celebrare ancora la festa della Madonna di Capo d’Orlando e desidero venerare con voi la Madre di Gesù e Madre nostra; ringrazio anche Padre Nello che mi ha dato la possibilità di presiedere questa celebrazione Eucaristica.

Come ogni anno siamo riuniti su questo straordinario luogo dello spirito  per rendere omaggio a Colei che da secoli veglia sulla nostra Città. A Lei, che è Madre, ci rivolgiamo con la fiducia dei figli, di Lei ci possiamo sempre fidare, certi che sempre ci ascolta, ci comprende e ci  occorre.                                                                                                                  

A questo sacro monte si arriva sempre pieni di speranza e si ridiscende rincuorati per riprendere le responsabilità della vita, con le sue gioie e le sue prove.    

Ognuno di noi ha certamente portato su questo sacro monte le tante preoccupazioni, il problema del lavoro, l’angoscia per i disastri causati dal cattivo tempo, tutto quello che ognuno ha vissuto nel corso di un anno, esperienze felici, nuovi affetti, delusioni e scoraggiamenti, sofferenza e lutto.

Il salmista ci invita a salire sul monte del Signore: “Venite saliamo sul monte del Signore”.

Il monte del Signore, oggi, è idealmente rappresentato da questo santuario, che, come dice il PONTIFICIO CONSIGLIO DELLA PASTORALE PER I MIGRANTI E GLI ITINERANTI nel documento IL SANTUARIO, è memoria, presenza e profezia del Dio vivente.

Questo luogo assume il carattere di memoria viva dell’origine dall’alto del popolo dell’alleanza, eletto ed amato. Esso è il permanente richiamo al fatto che non si nasce come popolo di Dio dalla carne e dal sangue (cf Gv 1, 13), ma che la vita di fede nasce dall’iniziativa mirabile del Dio, che è entrato nella storia per unirci a sé e cambiarci il cuore e la vita.

Il santuario è la memoria efficace dell’opera di Dio, il segno visibile che proclama a tutte le generazioni quanto grande Egli sia nell’amore, e testimonia come Egli ci abbia amato per primo (cf 1 Gv 4,19) e abbia voluto essere il Signore e Salvatore del Suo popolo.

Il santuario testimonia così che Dio è più grande del nostro cuore, che egli ci ha amati da sempre e ci ha donato suo Figlio e lo Spirito Santo, perché vuole abitare in noi e fare di noi il Suo tempio e delle nostre membra il santuario dello Spirito Santo.

A nulla servirebbe vivere questa festa, se essa non ci spingesse al “tempo della strada”, al “tempo della missione” e al “tempo del servizio”, là dove Dio si manifesta come amore verso le creature più deboli e più povere.

Questo luogo non ci ricorda solo da dove veniamo e chi siamo, ma apre anche il nostro sguardo a discernere dove andiamo, verso quale meta è diretto il nostro pellegrinaggio nella vita e nella storia, cioè la Gerusalemme celeste.

La Vergine Maria è il santuario vivente del Verbo di Dio, l’Arca dell’alleanza nuova ed eterna.      

In questo incontro di fede e di preghiera, Maria ci dice che Gesù non è un’idea da condividere, non è un semplice maestro di morale da seguire, non è un semplice profeta da ascoltare, è il Figlio di Dio fatto uomo, il Risorto, il Vivente.

Ella ci dice che il nostro compito, in quanto testimoni del Cristo Risorto e Vivente, è quello di imparare ad ascoltare la Parola di Dio nella nostra vita, con la capacità di discernere le opere dello Spirito.

Ci ricorda anche di imparare a vivere la Parola di Dio, dando, con le nostre azioni, i nostri sentimenti, i nostri giudizi di valore, un volto concreto al discepolo di Gesù.

Solo se sappiamo ascoltare nella fede e sappiamo rispondere nella preghiera diventiamo testimoni credenti e credibili del Cristo Risorto.

 E noi cosa diciamo alla nostra Madre?

Noi le chiediamo di liberarci dai mali che affliggono la nostra vita e la nostra comunità. Chiediamo che ci aiuti a riscoprire la nostra dignità di battezzati e quindi di figli di Dio.

Nonostante lo sconforto e lo scoraggiamento per un cristianesimo molte volte formale, la Madonna ci invita ancora una volta a “guardare sopra il sole” e a vedere “con gli occhi di Dio” le vicende della nostra comunità.

Siamo chiamati, perciò, a incrementare la nostra fede in Dio, Padre di misericordia e di bontà, in Gesù Cristo, Figlio di Dio e Redentore dell’uomo, nello Spirito Santo, Signore della vita e della morte.

Se siamo animati da questa fede sapremo affrontare i problemi della nostra vita cristiana con l’ottimismo del cuore.

Ci vogliamo impegnare a vincere la stanchezza del nostro cristianesimo ritornando allo slancio missionario della prima comunità, che apriva il cuore a Dio nella preghiera e nell’ascolto della Parola, nell’unione fraterna e nella frazione del pane (At 2, 42).

Da questo monte vogliamo ridiscendere con la consapevolezza che Cristo è la misericordia del Padre e Maria ne è la Madre.

Chini ai piedi di questa Madre, «segno di sicura speranza», la invochiamo perché il nostro cammino diventi sicuro e gioioso, e l’incontro di oggi sia per tutti luce accesa, che mai si spenga, nella nostra vita.

La Madonna di Capo d’Orlando ci ottenga di essere eco della misericordia ricevuta.

Pubblicato da: parrocchiasangiuseppe | 31 ottobre 2010

HALLOWEEN? NO, GRAZIE. SONO CRISTIANO!!!…PREFERISCO LA FESTA DEI MORTI

HALLOWEEN? NO, GRAZIE. SONO CRISTIANO!!!


festa di HALLOWEEN, NO!!!! GRAZIE PREFERISCO LA FESTA DEI MORTI

DI ALBERTO TODARO

Credo di nutrire un’avversione profonda per questo Halloween che ogni anno si ripropone come se non aspettassimo altro. Sto sviluppando una repulsione per questa festa che, come per tutte le cose che arrivano dal mondo anglosassone in generale e dall’America in particolare, noi Italiani ci sentiamo in dovere morale di scimmiottare. A Girgenti ovviamente non festeggiavamo – e per quanto mi riguarda non lo faccio neanche adesso – Halloween, di cui non conoscevamo neppure l’esistenza. Noi festeggiavamo i morti.

Esatto, la festa che surclassava tutte le altre, lasciandole indietro con uno stacco praticamente incolmabile, era la festa dei morti. Due novembre: commemorazione dei defunti. Era la classica festa nella quale i bambini ricevevano regali. A Natale c’era un supplemento ma i morti era la festa per eccellenza. Non c’era partita, con tutto il rispetto, con Gesù bambino – o bambinello Gesù – pur molto caro a noi bambini di allora. (Occorre anche dire, appunto, che a Natale a noi i doni non li portava Babbo Natale ma Gesù bambino in persona.) Però i doni migliori, lo ripeto, ce li portavano i morti, niente da fare. Non so adesso com’è la situazione ma temo che non sia più come prima ovvero la festa dei morti credo sia passata in secondo piano, relegata al rango di festa di nicchia.

E quindi per i morti si ricevevano regali di ogni genere. ”Chi ti ficiru acchiari i morti?” – era la domanda classica quel giorno. Il regalo più gettonato era la pistola giocattolo, la Lori. Giocattolo mica tanto, in verità, perché le cartucce di plastica che si mettevano dentro, se ti colpivano ti facevano male. Infatti subito dopo i morti, le strade erano attraversate da nugoli di bambini che impugnavano pistole che neanche a Carson City. Addirittura nel giorno stesso, gli stessi cimiteri diventavano luoghi di inseguimenti e duelli armati.

I morti era anche una festa molto dolciaria, c’erano tanti prodotti che venivano consumati per questa ricorrenza. I più buoni in assoluto, accetto scommesse, erano e sono i frutti di martorana. I famosissimi e buonissimi pezzi di marzapane o pasta reale alla mandorla a forma di frutta od ortaggi. Noi li compravamo qualche giorno prima della festa dalle monache del monastero di Santo Spirito, nella zona vecchia di Girgenti, ed erano troppo buoni. Mio padre suonava al citofono e dopo un tempo biblico di attesa si sentiva una vocina: “Sia lodato Gesù Cristo”. Al “Sempre sia lodato” di mio padre, ci apriva il portone una suorina, perlopiù attempatella, che ci parlava da dietro una grata tipo confessionale (Santo Spirito è un monastero di clausura); poi ci faceva aspettare e ci andava a prendere l’attesa guantiera. Dopo un tempo in cui si sarebbe potuto attraversare il Sahara, la monachella tornava col vassoio. I tempi morti in quell’atmosfera monacale per me e i miei fratelli erano uno spasso assoluto, perché si doveva mantenere il silenzio e noi non ci pensavamo neppure. Lo stesso rito si ripeteva a Pasqua, quando tornavamo lì a prendere l’agnello pasquale o pecoro. Erano buonissimi anche i taralli, biscotti abbastanza teneri ricoperti da una glassa di zucchero con retrogusto al limone e i tatù variante al cacao dei taralli. Non erano niente ma niente male anche i rami di meli che, per quanto duri e gommosi, avevano quel gusto di miele che era una vera meraviglia e io ne avrei mangiati a pacchi. Erano terribili invece, o almeno a me non piacevano, i ‘nciminati, biscotti interamente ricoperti di giuggiulena (ovvero semi di sesamo), i carcagnetti o ossa di morto, durissimi e bicolore e i biscotti di San Martino, duri ma friabili e col seme di finocchio. Erano tutti dolciumi che probabilmente testimoniavano di un periodo di grande miseria nella nostra terra – non che ora navighiamo nell’oro – per cui si produceva quello che si poteva con pochi mezzi e pertanto con poca qualità. Ricordo però che i miei genitori ne andavano matti. Ma il re dei dolci dei morti era assolutamente ‘a pupa di zzuccaru, cioè una figura fatta completamente di zucchero, cava all’interno, raffigurante personaggi vari tipo messeri, dame, paladini, cavalieri debitamente a cavallo, ecc… Erano dipinti con colori sulla cui atossicità non scommetterei una lira. In seguito vi furono raffigurazioni di Zorro, Sandokan e altre minchiate di pari tenore. Attualmente i pupi di zzuccaru sono pressoché scomparsi dal mercato ma non dai nostri ricordi.

La mattina del fatidico due novembre, i morti ci facevano trovare tutti questi dolciumi nel salone di casa nostra, ovviamente coi regali che ci avevano portato (a noi quelli interessavano, mica i dolci). E devo dire che raramente restavamo delusi, i morti sapevano come farsi apprezzare. La mattina dei morti mio fratello ed io avevamo una sorta di orologio biologico che ci faceva svegliare verso le cinque-sei del mattino per andare a vedere i regali dei morti e ogni volta finiva che nostro padre o nostra madre si svegliava e ci rimandava a letto dicendo che l’indomani mattina avremmo avuto tutto il tempo per giocarci. Soprattutto quella volta che i morti ci fecero trovare degli strumenti musicali ed esattamente una fisarmonica a me e una batteria a mio fratello. Ora, finché trovavamo le macchinine telecomandate, la pista Polistil o il trenino Lima era un fatto, ma quando trovammo la fisarmonica e la batteria e ci mettemmo a suonare nel cuore della notte la cosa cambiò leggermente. Infatti ricordo che mio padre si incazzò della bella e ci rimandò a letto dove noi ridacchiando mestamente tornammo.

Il giorno dei morti si andava al cimitero, che ve lo dico a fare. Mia nonna e la zia Pietrina – sua sorella signorina, donnina straordinaria di nemmeno un metro e cinquanta – andavano molto per tempo, portandosi le sedioline pieghevoli. Si piazzavano davanti alla tomba dei nostri defunti – a Girgenti le tombe sono per lo più tombe di famiglia, pochi i loculi – e attaccavano a recitare rosari a manetta, inframmezzando le avemarie, i paternostri, e i glorialpadre con una preghiera che diceva: “Per le figlie per le spose che son tanto tormentate, Gesù mio, voi che le amate, consolatele per pietà”. La preghiera dell’eterno riposo godeva del privilegio del latino e mi piaceva il suono del requéscandimbacem – almeno io la capivo così. Infine arrivavano le litanie, la qual cosa, per una serie di motivi, mi faceva secco. Voglio dire, queste frasi latine, per me assolutamente incomprensibili, pronunziate chissà come, con quell’orapronòbbisi in mezzo, stimolavano in me una fantasia pazzesca: federisarca, ianuaceli, vassinzignedevozzionis, salussinfirmorum, eccetera eccetera; fino ad arrivare alle due litanie che mi stinnicchiavano dalle risate: virgo veneranda e virgo predicanda. Queste due mi facevano morire ed ero costretto a ridere in silenzio cercando di non farmi vedere ma ho rischiato per diversi anni il soffocamento.

E comunque mi piaceva tutta l’atmosfera del due novembre, l’odore dei ceri e l’odore dei fiori; la fila dal fioraio e la fila alla fontanella per riempire il cato d’acqua. Poi c’erano anche le orfanelle che offrivano preghiere per i defunti in cambio di un obolo, che però veniva versato alla suora. Mi piacevano anche le statue che c’erano e ci sono su alcune tombe; angeli inginocchiati o appoggiati a colonne spezzate o con catene in mano; redentori, crocifissi, risorti e cuoridigesù in varie pose e madonne a manetta; foto dei defunti su libri aperti con frasi esaltanti le virtù rare dello scomparso. Comunque se qualcuno ha la possibilità di andare al cimitero di Girgenti si può rendere conto da solo dell’agghiacciante bruttezza di quelle statuine.

Insomma era tutta un’atmosfera della quale ogni tanto mi tornano in mente dei brani e in linea di massima nonostante la solennità del momento, i miei fratelli e io per i morti ci ammazzavamo di risate.

L’ESORCISTA DELLA SANTA SEDE: HALLOWEEN E’ UN OSANNA AL DIAVOLO …

”Penso che la societa’ italiana stia perdendo il senno, il senso della vita, l’uso della ragione e sia sempre piu’ malata. Festeggiare la festa di Halloween e’ rendere un osanna al diavolo. Il quale, se adorato, anche soltanto per una notte, pensa di vantare dei diritti sulla persona. Allora non meravigliamoci se il mondo sembra andare a catafascio e se gli studi di psicologi e psichiatri pullulano di bambini insonni, vandali, agitati, e di ragazzi ossessionati e depressi, potenziali suicidi”. La condanna e’ dell’esorcista della Santa Sede, gia’ presidente dell’associazione internazionale degli esorcisti, il modenese padre Gabriele Amorth. I macabri mascheramenti, le invocazioni apparentemente innocue altro non sarebbero, per l’esorcista, che un tributo al principe di questo mondo: il diavolo. ”Mi dispiace moltissimo che l’Italia, come il resto d’Europa, si stia allontanando da Gesu’ il Signore e, addirittura, si metta a omaggiare satana”, dice l’ esorcista secondo il quale ”la festa di Halloween e’ una sorta di seduta spiritica presentata sotto forma di gioco. L’astuzia del demonio sta proprio qui. Se ci fate caso tutto viene presentato sotto forma ludica, innocente. Anche il peccato non e’ piu’ peccato al mondo d’oggi. Ma tutto viene camuffato sotto forma di esigenza, liberta’ o piacere personale. L’uomo – conclude – e’ diventato il dio di se stesso, esattamente cio’ che vuole il demonio”. E ricorda che intanto, in molte citta’ italiane, sono state organizzate le ‘feste della luce’, una vera e propria controffensiva ai festeggiamenti delle tenebre.Mostra tutto ..

 

Pubblicato da: parrocchiasangiuseppe | 19 ottobre 2010

SACRAMENTI – CONVIVENZA

SACRAMENTI – CONVIVENZA

1. Dottrina della Chiesa sull’ammissione alla Santa Comunione.

La Santa Comunione va fatta nella maniera più pura.

San Paolo dice in 1 Cor 11, 27-30: “Perciò chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore. Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna. È per questo che tra voi ci sono molti ammalati e infermi, e un buon numero sono morti”.

Quando la Chiesa non ammette alcune persone alla Santa Comunione non lo fa per esercitare un dispotismo nei loro confronti, ma per un atto di misericordia: vuole che non si danneggino da se stessi.

2. Il Codice di diritto Canonico dice che non si può dare la Comunione a chi ostinatamente persevera in peccato grave manifesto (can. 915).

La convivenza di due persone che si comportano fra loro come fossero marito e moglie rientra nel caso di chi ostinatamente persevera in peccato grave manifesto.

La convivenza infatti tra le sue componenti ha anche la relazione sessuale, e questa, compiuta fuori del matrimonio, è al di fuori del progetto di Dio e la svuota del suo vero significato.

Secondo il progetto di Dio l’atto sessuale è il segno della donazione totale dei due, che ormai si appartengono irreversibilmente l’uno all’altro.

Ma i conviventi sanno di non appartenersi l’un l’altro in questo modo. Anzi, scelgono la convivenza proprio per evitare la definitività che il matrimonio comporta.

E tuttavia compiono gli atti che sono propri ed esclusivi del matrimonio.

C’è una finzione in quell’atto.

Inoltre questa finzione aumenta per il fatto che l’atto sessuale viene svuotato del suo intrinseco ordinamento alla procreazione.

Per questo Giovanni Paolo II diceva che i rapporti prematrimoniali sono menzogneri, e cioè una bugia.

3. I conviventi sanno di non appartenersi. E per questo chiamano il proprio socio o la propria socia “compagno” o “compagna”.

Sanno benissimo che essere sposi è una cosa diversa. Sanno di non esserlo. E con la convivenza escludono, almeno per ora, di esserlo.

In poche parole, sanno che col matrimonio diventano davvero uno proprietà dell’altro.

Ed è per questo che il gesto sessuale non corrisponde alla realtà delle cose, ma è una deformazione e una profanazione di quanto è tipico degli sposi.

Proprio perché non è vissuto secondo il disegno di Dio è un peccato grave.

Pubblicato da: parrocchiasangiuseppe | 19 ottobre 2010

Mi potete aiutare a fare un esame di coscienza?

Mi potete aiutare a fare un esame di coscienza?

Per fare una buona confessione occorre:- Esaminare con sincerità la propria coscienza

- Essere pentito del male commesso e del bene non fatto

- Promettere fermamente a se stessi e a Dio di cambiare vita

- Accusare fedelmente i propri peccati al ministro di Dio

- Eseguire la penitenza assegnata come segno di buona volontà di riparazioneESAME DI COSCIENZAPer fare bene l’esame di coscienza confrontati con sincerità e calma con la PAROLA DI DIO.

Preghiera iniziale:

Spirito Santo, aiutami a confessare con sincerità e vero pentimento tutte le mie colpe.

I. I tuoi rapporti CON DIO

Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, dice Gesù (Mt 22,37).

- Senza la fede è impossibile essere graditi a Dio (Eb 11,6). Ho fede anche al momento della prova e della sofferenza? Ho sempre fiducia nella Divina Provvidenza?

- Non potete servire Dio e i soldi (Mt 6,24). Confido in Dio o nella ricchezza, nel potere, nella carriera?

- Nessuno eserciti la magia o consulti indovini (Dt 18,11). Sono superstizioso? Partecipo a sedute spiritiche? Frequento maghi o cartomanti? Perché?

- Cristo Gesù verrà a giudicare i vivi e i morti (2Tm 4,1). Credo sempre e veramente nella vita eterna?

- Pregate incessantemente (Ef 6,18). Prego almeno mattino e sera? Pregando non sprecate parole, dice Gesù (Mt 6,7). Prego bene o di corsa e distrattamente?

- Non pronunciare invano il nome del Signore (Es 20,7). Ho detto bestemmie?

- I primi cristiani erano assidui nell’ascoltare gli insegnamenti degli Apostoli, nella frazione del pane e nella preghiera (At 2,42). Ed io? Leggo la Bibbia, che è la Parola di Dio? Vado a Messa la domenica? Ricevo i Sacramenti? Partecipo alla vita parrocchiale?

- Chi si vergognerà di me io mi vergognerò di lui (Lc 9,26). Professo con coraggio e dovunque la fede cristiana? So prendere posizione con/per la Chiesa anche se questo potrebbe avere conseguenze dolorose?

2. I tuoi rapporti CON IL PROSSIMO

Amatevi come Io vi ho amati (Gv 13,34).

- Famiglia – Se uno non ha cura dei suoi e in primo luogo di quelli che vivono nella sua casa ha rinnegato la fede (1Tim 5,8). Rispetto ed aiuto i miei famigliari, genitori? Sono paziente e aperto al dialogo?

- Coniugi – Il marito ami la propria moglie come se stesso e la moglie sia rispettosa verso il marito (Ef 5,33). È così? Sono fedele con il cuore e con il corpo? So compatire i limiti e i difetti dell’altro?

- Genitori – Fate crescere i vostri figli nella disciplina del Signore (Ef 6,4). Educo e faccio educare nella fede cristiana i miei figli o nipoti? Uso metodi anticoncezionali? Perché?

- Figli – Obbedite ai vostri genitori (Ef 6,1) – Rispetto i miei genitori? Li aiuto o voglio avere sempre ragione e sono egoista? Li aiuto nel bisogno?

- Datori di lavoro – Versa sangue chi rifiuta salario all’operaio (Sir 34,22) – Ho defraudato i miei dipendenti? Ho preso le bustarelle?

- Operai – Chi non vuol lavorare neppure mangi (2Tes 3,19). – Sul lavoro o nello studio sono stato pigro? Ho perso tempo alle cose inutili? Sono sleale e arrivista?

- Rispetto della vita – Non fate violenza, non opprimete il forestiero, l’orfano e la vedova, non spargete sangue innocente (Ger 22,23). – Ho commesso o fatto commettere l’aborto? Ho avuto delle liti? Aiuto concretamente i poveri e i più deboli? Ho spacciato la droga?

- Sessualità – Fuggite l’immoralità (1Cor 6,18). Ho commesso atti impuri da solo o con altri? Beati i puri di cuore (Mt 5,8). Evito di vedere e leggere cose pornografiche? Sono stato motivo di scandalo?

- Perdono – Chi odia il proprio fratello è omicida (1Gv 3,15). Ho sentimenti di odio, rancore, gelosia? Ho sempre perdonato?

- Lealtà – Non mentitevi gli uni gli altri (Cor 13,9). – Ho giurato il falso? Ho detto bugie? Ho parlato dietro le spalle? Ho mormorato e detto male degli altri?

- Pensieri – Non giudicate, non condannate (Lc 7,37). Io invece cosa ho fatto??

- Omissioni – Chi sa fare il bene e non lo compie commette peccato (Gc 4,17) Ed io compio il bene?

3. I tuoi rapporti CON LE COSE

Dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore, dice Gesù (Lc 12,34)

- L’attaccamento al denaro è la radice di tutti i mali (1Tm 6,10). Sono troppo attaccato alle cose, ai soldi, ai vestiti, alle comodità? Penso anche agli altri?

- Non abbiamo portato nulla in questo mondo e non potremo portar via nulla (1Tim 6,7-8). – Mi accontento di ciò che ho o sono avido e invidioso di chi sta meglio di me? Ho rubato? Ho pagato le tasse dovute? Ho creato liti per avere eredità, proprietà. ecc.?

- La fine di tutte le cose è vicina. Siate dunque moderati e sobri per dedicarvi alla preghiera (1Pt 4,7). Sono goloso? Spreco il tempo e le cose? Rispetto la natura? Uso con equilibrio l’auto, la televisione, la musica, ecc? Faccio uso di droga? Abuso dell’alcol?

Dopo l’esame di coscienza suscita in te un sincero PENTIMENTO per i peccati commessi. PROMETTI fermamente a te stesso e a Dio di cambiare vita e avvicinati al sacerdote per fare, nel segreto, LA CONFESSIONE delle tue colpe.

ATTO DI DOLORE:

Mio Dio, mi pento e mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati, perché peccando ho meritato i tuoi castighi, e molto più perché ho offeso te, infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa. Propongo col tuo santo aiuto di non offenderti mai più e di fuggire le occasioni prossime del peccato.

Signore, misericordia, perdonami.

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